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IMPRESA
SABINO DICATALDO, DA DELLE FORBICI E UN CACCIAVITE AI PIÙ GRANDI IMPIANTI D’ITALIA
19 Gennaio 2021
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L’imprenditore di Barletta si racconta: dagli esordi come semplice impiantista sino a giungere alle più importanti opere pubbliche. Dagli impianti elettrici, la svolta nel mondo delle costruzioni.


Come nasce la Sabino Dicataldo, azienda specializzata nel comparto degli impianti elettrici?

È una lunga storia. Ci apprestiamo a festeggiare il 40° anno della mia attività che in tutti questi anni non ha mai cambiato partiva iva e questo per noi rappresenta per noi un grande motivo d’orgoglio. Chi mi ha indirizzato a questo mondo, chi mi ha fatto appassionare all’energia. Io devo ringraziare pubblicare il mio professore d’italiano e storia, il prof. Scommegna, papà della dott.ssa Santa Scommegna.

Facevo la terza media. All’epoca potevi scegliere tra latino e applicazioni tecniche. Io scelsi il latino perché volevo frequentare lo Scientifico. Ricordo che il professore si ammalò e quindi sostenemmo una lezione assieme ai ragazzi di applicazioni tecniche.

Stavano costruendo un impianto elettrico.  In quell’occasione restai folgorato da quell’immagine, da quella tavola, da quei cavi, da quella luce che si accendeva.

Da quel momento iniziò il mio percorso. Cambia idea: non optai più per lo Scientifico e neanche per l’Industriale ma preferii frequentare il Professionale, l’unico istituto che trattava in maniera molto pratica quello che volevo fare: occuparmi di energia.

Siamo solo all’inizio, poi cosa succede?

Mi sono diplomato e successivamente mi sono iscritto ad Ingegneria. Non c’erano i presupposti per continuare. Venivo da una famiglia umile, modesta: mio padre era un lavoratore, un capo cantiere molto onesto. Dovetti, insomma, subito iniziare a lavorare. Lo feci come operaio per alcune imprese barlettane ma nel maggio 1981 decisi di iscrivermi alla Camera di Commercio, dando vita alla Sabino Dicataldo: di qui sono seguiti tanti successi ma anche tante delusioni, tante amarezze superate da risultati positivi. Abbiamo 120/130 persone che lavorano con noi, direttamente e indirettamente, come sub-appaltatori per consegnare in tempi rapidi i nostri lavori con il pubblico.

Una sorta di chiamata dal cielo la sua?

Sì, io giravo per le palazzine, per le strade di Barletta, per capire come si potessero costruire gli impianti. Ricordo che prendevo il treno per andare alla Laterza di Bari per leggere libri di elettrotecnica, per capire come funzionasse. Tanto è che a scuola ero preparatissimo su qualsiasi tipo di materia tecnica, andando spesso a stupire i professori: avevo già studiato!

Io la definisco una chiamata, una vocazione…come quella di un sacerdote, dei fedeli verso Dio.

Perché non ha mai cambiato nome alla sua azienda?

Non ho mai voluto perché da anni mi conoscono così. Oggi però vi do una notizia: nel 2021 nasce una nuova azienda, una società con la famiglia che si allarga grazie anche al supporto dei miei figli.

Cambierà, quindi, il nome?

No, no, loro vogliono trattenerlo. In tutta Italia, ripeto, ci conoscono così.

Cosa ricorda della sua giovinezza?

Io andavo a scuola e d’estate lavoravo per imparare il ‘mestiere’. La musica è stata sempre nel mio cuore. Ricordo che suonavo la chitarra e a 15 anni con altri amici costituimmo un gruppo, organizzando molte serate, suonando a diverse feste e matrimoni. Questo fino al militare, poi mi sono dedicato al lavoro. Ho sempre amato, come tutti i giovani, la libertà: anni molto belli sono stati gli anni 70’. Erano anni felici in un periodo però molto difficile, gli anni di piombo, delle Brigate Rosse: un pò di paura c’era.

 

Erano gli anni giusti per aprire un’azienda?

Barletta era molto attiva in quel periodo. Erano gli anni in cui la mia città era capitale del TAC (tessile, abbigliamento e calzaturiero). Ci fu una evoluzione importante per una città che stava cambiando. Una città contadina che cambiava e che si industrializzava: nasceva ad esempio il quartiere Patalini, la nuova 167. Ebbene, io in quel contesto fui bravo ad inserirmi…come impiantista.

Fiuto, sono stato fortunato? Posso solo dirvi che iniziavo a lavorare alle 7 del mattino e finivo alle 21. Noi barlettani siamo grandi lavoratori, onesti e spesso ci ritroviamo in tutto il mondo. I barlettani sono indefessi…mi piace etichettarci così.

Dietro la fortuna di un grande uomo c’è un altro uomo….

Nel 1983 mi avviai al mondo delle opere pubbliche. Stavo lavorando al porto di Bari, ebbi un problema e mi rivolsi ad un ingegnere: l’ing. Franco D’Agostino. Non mi sono mai staccato da lui. Morì il 4 novembre 1994 e quel giorno persi un grande amico. Una grande persona che mi ha fatto capire tante cose, mi ha formato, mi elevato imprenditorialmente. È stato un grande compagno di vita. Lui, per esempio, mi fece appassionare alla politica. Io devo dire grazie a Franco.

C’è un'altra persona importante, alla quale era legato…

Sempre grazie a Franco, ho conosciuto Franco Salerno, ex sindaco di Barletta, il sindaco della gente. Lui mi ha fatto capire che l’amicizia viene prima di tutto. Ci siamo dati tanto a vicenda. Ho perso anche lui di cui sento una grande mancanza. Lui assieme a Franco sono stati importantissimi per me.

Perché?

Durante questi 40 anni come le dicevo ci sono momenti in cui sei deluso, ti senti solo. Bastava un loro ‘ci sono’ per risollevarti la giornata. Loro mi hanno voluto veramente bene. Ci siamo sempre dati una mano.

Torniamo a Lei, l’evoluzione della Sabino Dicataldo quando avviene?

L’evoluzione avviene quando si presenta un problema. Nel 2006 vinco una gara di impianti con l’Aeroporto di Torino in vista delle Olimpiadi in programma proprio nel capoluogo piemontese. In tempi record, nel giro di 4 mesi, dovevo realizzare una cabina di trasformazione da 7 mega. Si trattava di una cabina in cemento armato dove dovevo realizzarci un impianto. Quella fu l’occasione per contattare qualche impresa di Barletta che potesse supportarmi dal punto di vista edile in quell’opera. Non trovai nessuno. Alla fine sono riuscito a risolvere con un’impresa calabrese di Torino. In quella occasione, mi spaventai: avevo paura di non riuscire a consegnare nei tempi giusti l’opera.

Lì capii che non potevo stare più alle mercè degli altri. Iniziai a chiamare il primo geometra, a costituire un primo ufficio tecnico, a parlare con le aziende. Una volta strutturato partii anche con le gare d’appalto edili. Da quel momento non ci siamo più fermati. La strada è per me infinita, non vedo una fine.

L’opera che l’ha emozionata maggiormente…

L’opera che mi ha emozionato maggiormente è stata quella che ha riguardato l’Università di Bologna. Un contratto con l’Istituto di Fisica Nucleare, al piano -2. Qui abbiamo realizzato una cabina da 3 mega e mezzo che con una seria di impianti abbiamo collegato all’Istituto di Fisica Nucleare di Ginevra. La cosa emozionante fu l’invito del direttore dell’Istituto che in occasione dell’inaugurazione mi volle presente perché orgoglioso del fatto che a realizzare quell’opera fosse stata un’impresa italiana, senza chiedere una variante, senza chiedere un euro in più rispetto a quanto previsto. Non è vero che un appalto pubblico parte da x e diventa y. C’erano tante autorità provenienti da ogni dove, da tutta Europa. In quella circostanza, ai complimenti dei presenti, mi emozionai tanto perché l’apprezzamento fu davvero grande.

Sondiamo la sua memoria, quali le opere più grandi?

Partiamo dalla prevenzione: in Sicilia stiamo facendo, ad esempio, la prevenzione incendi dell’ospedale di Taormina, nonostante, si tratti di un periodo di Covid. Si spostano i reparti ma l’ospedale resta e noi continuiamo a lavorare. Un’opera importante e nel contempo delicata.

A Salerno stiamo, invece, lavorando ad un auditorium molto bello che termineremo per aprile/maggio. Stiamo operando al lido di Venezia che diventerà green: in sostanza, stiamo realizzando tutta una serie di interventi finalizzati al passaggio degli autobus dal diesel all’elettrico.

Abbiamo, inoltre, da 10 anni una nostra sede a Milano, uffici e capannoni: lavoriamo per Metropolitana Milanese, Comune di Milano, Aler, Ferrovie dello Stato. Abbiamo una cella di manutenzioni a Torino.

A Genova abbiamo la manutenzione degli ospedali. Dimenticavo Bologna…insomma siamo presenti in tutta Italia.

Ma arriviamo a Roma! Nella capitale ci siamo aggiudicati una gara importante con la RAI. Un motivo di grande soddisfazione perché una nostra idea è piaciuta alle altre. Noi costruiremo la nuova Saxa Rubra: demoliremo e ricostruiremo gli uffici, interni ed esterni del palazzo della Radio Televisione Italiana. Questa è per noi una grande soddisfazione.

Si definisca con tre aggettivi…

Instancabile (non mi fermo mai), umile (sono così) e poi sono un uomo libero, liberissimo.

Perché fa politica, ricordiamo, presidente del Consiglio Comunale a Barletta…

Faccio politica perché mi piace è una mia passione. Attraverso la mia esperienza posso portare nella macchina comunale argomenti molto validi.

Cosa vorrebbe vedere realizzato nella sua città?

Da politico e non da imprenditore vorrei un maggiore sviluppo turistico. Credo che tutti vorrebbero vedere una costa più realizzata. Abbiamo una litoranea e un mare che vanno valorizzati maggiormente. Credo che andremo naturalmente verso questa strada. Dobbiamo per questo incentivare molto l’aspetto turistico. I lavori al canale H e della nuova Premente aiuteranno a cambiare il mare di Barletta. Chi verrà dopo di noi dovrà occuparsi di questo e del patrimonio storico, artistico, culturale della nostra città. È un appello che rivolgo ai più giovani.

Il sogno?

Io voglio vedere che Barletta pulluli di gente, che sia piena di turisti: una Barletta Turistica, con la T maiuscola.

Quanto è stata importante la sua famiglia nella sua impresa?

Devo molto a mia moglie Maria Pia. Lei l’ho conosciuta a 18 anni e non mi ha mai abbandonato. È stata sempre qui con me fino all’ultimo giorno, 5 anni fa, quando un brutto male se l’è portata. Mi ha dato sempre la forza di andare avanti ma soprattutto ha creduto sempre in me: mi correggeva quando necessario, mi applaudiva quando era orgogliosa del mio operato, fiera di me.

I suoi figli?

Ne ho due: Michele (33 anni) e Ruggiero (30). Entrambi, una volta diplomati, hanno voluto lavorare con me. Michele è un perito industriale e lavora alla parte tecnica mentre Ruggiero essendo ragioniere lavora alla parte amministrativa. Insieme sono una grande forza: il mio auspicio è che rimangano insieme per portare sempre più in alto il nome di questa impresa in Italia.

C’è qualcosa che si rimprovera?

Io ho trascurato molto me stesso. Una volta partito con il lavoro ho abbandonato tutti i miei hobby: la musica e il calcio su tutti. Questo è un grande rimprovero che mi faccio.

Un hobby resta?

L’ascolto della musica: mi piace la buona musica, colleziono la buona musica. Il mio idolo, dovete sapere, è Ennio Morricone che ho conosciuto e di cui ho ascoltato numerosi concerti.

Chi si sente di ringraziare?

Io ringrazio mia moglie, naturalmente, che mi ha supportato e sopportato. Sin da ragazzina mi ha aspettato anche quando la mattina scendevo alle 7 per rientrare la sera tardi. Ringrazio i miei figli a cui ho trasmesso l’amore per questo mestiere e poi, ripeto, Franco D’Agostino e Franco Salerno, due veri amici che mi hanno dato tanto. Io ringrazio la vita, seppur irta di difficoltà.

Lo dico a tutti: io sono partito con una forbice ed un cacciavite, senza niente, non avevo neanche i soldi in tasca. Sono partito però con quella voglia di fare, di realizzare. Sono andato sempre a chiedere e a ottenere il lavoro. Mai fermarsi, se c’è un problema bisogna affrontarlo.

Con i suoi dipendenti quale rapporto ha?

La nostra è una grande famiglia. Ogni mattina alle 8 ci facciamo il caffè insieme e viviamo serenamente la nostra giornata con momenti anche di svago, in cui parliamo, ci confrontiamo su quello che accade in azienda e nel mondo.

Il Covid?

Il Covid è un problema ma non dobbiamo fermarci: dobbiamo lavorare.

Cosa c’è OLTRE?

Io ho un programma ma voglio parlarne quando questa accadrà e sarete i primi saperlo.

L’estero?

Io ho avuto proposte dalla Germania ma siamo fuori traccia. Voglio realizzarla in Italia. Lei Direttore, le prometto, sarà il primo a saperlo. Sempre OLTRE!

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