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IMPRESA
LORENZO MARI, L’AMORE IN UNA SCARPA
15 Febbraio 2021
1946
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Una realtà partita come piccola bottega di Trani e che oggi “calza” Chiara Ferragni e Kendall Jenner, oltre a collaborare con GCDS e Zanotti. Fabrizio Monterisi ci racconta la storia del brand di calzature Lorenzo Mari.


Come nasce Lorenzo Mari?

Lorenzo Mari nasce tanti anni fa, nel 1973, dal sogno di due ragazzi poco più che ventenni, mio padre e mia madre. Entrambi si apprestavano a diventare adulti, a programmare un futuro fatto di famiglia e lavoro. Mia madre era parrucchiera (aveva un piccolo salone di bellezza ndr), mentre mio padre era operaio in un calzaturificio. Il loro sogno era quello di realizzare scarpe da donna, settore trainante in quegli anni a Trani. Alla base il voler creare calzature per tutte quelle donne che amavano la moda, ma con il giusto rapporto qualità/prezzo. I fondi a disposizione erano pochi. Cosa hanno deciso di fare? Per coronare il loro sogno hanno deciso di sacrificare l’attività di mia madre. I primi macchinari per il loro embrionale laboratorio di scarpe provengono dalla vendita dell’attrezzatura da saloon di mamma. È lì che è iniziata la loro corsa, e non si è più fermata.

Dimmi di più.

La crescita è stata costante negli anni, frutto di un grandissimo lavoro. Poi è arrivato il ricambio generazionale, ostico per molte realtà. Spesso il genitore non riesce appieno a trasferire competenze e amore verso il proprio lavoro ai figli. Per noi non è stato così, anzi le nuove leve hanno portato una vera propria ventata di novità per l’azienda. Così mio padre ha cominciato a pensare più in grande, trasferendo l’attività in un vero e proprio stabilimento, quello in cui ci troviamo oggi. È qui che prende forma la nostra vision attraverso importanti collaborazioni con brand di tutto il mondo. Naturalmente, non è stato tutto rose e fiori però…

Quali sono state le difficoltà che avete dovuto superare?

Gli alti e bassi ci sono sempre. Torniamo alle origini, al 1973: dopo qualche giorno dall’inaugurazione del primo laboratorio è divampato un incendio che lo ha distrutto quasi completamente. È stato un duro colpo, soprattutto perché all’inizio, ma la caparbietà e la resilienza di mio padre e mia madre ha permesso di rialzarci. Un altro periodo particolare è coinciso l’inizio della globalizzazione. Nei primi anni 2000 c’è stata infatti una grossa invasione di prodotti provenienti dalla Cina, con costi di manodopera molto più bassi dei nostri. Abbiamo colto quella difficoltà come un’opportunità: se hai un prodotto giusto e sei capace di venderlo puoi arrivare in qualsiasi parte del mondo, e noi lo avevamo. In quegli anni nasce il marchio Lorenzo Mari, che prende il nome dei suoi fondatori, dei miei genitori, Lorenzo e Marisa. Abbiamo quindi deciso di dedicare maggiore attenzione al nostro brand, ad un marchio di proprietà. Di lì abbiamo cominciato a girare per le fiere di settore e a creare una nostra collezione. Una collezione che oggi riscontra sempre più consensi.

Cosa rappresentano per te, Lorenzo e Marisa?

Lorenzo e Mari rappresentano per me tutto: la famiglia, l’azienda, la vita. Loro mi hanno insegnato a guardare al futuro senza dimenticare da dove si è partiti, a fare attenzione alle piccole cose, al rapporto con i nostri collaboratori. Noi viviamo l’azienda come una famiglia allargata. Negli ultimi anni abbiamo accompagnato diversi collaboratori alla pensione: hanno cominciato a lavorare giovanissimi con mio padre, sono cresciuti insieme con noi, hanno messo in piedi una famiglia, hanno avuto figli. Alcuni di questi lavorano ancora oggi con noi. Mi sento di dire che abbiamo la fortuna di avere gente che rema con noi nella stessa direzione.

Un aneddoto che ricordi particolarmente?

Posso pensarci un po’?

Posso chiederti se c’è stato mai un momento in cui hai pensato di non farcela?

Negli ultimi anni tanto, diverse volte. Tutti gli imprenditori hanno sofferto molto negli ultimi tempi. Il nostro motto è: “Non mollare mai!” Diciamo che per ogni occasione negativa abbiamo cercato sempre uno spiraglio di luce, una via di fuga dal buio.

Qual è la filosofia del vostro brand principale? Perché piace così tanto?

Le nostre scarpe sono alla moda, comode, giornaliere, trasversali. Le nostre donne possono indossarle sia in settimana che nel weekend. Non abbiamo mai voluto produrre scarpe eccessivamente eleganti. Al primo posto c’è sicuramente la comodità: ogni donna deve sentirsi protetta dalle nostre scarpe, ma, contemporaneamente, bella.

Perché solo scarpe da donna?

Trani ha una grossa tradizione di produzione di calzature femminili. C’è stata in passato l’idea, possibilità di realizzare scarpe da uomo o da bambina. La produzione di scarpe da bambina, in realtà, non escludo possa rappresentare una novità per il futuro.

Ma la vera svolta quando c’è stata? Quando è arrivata la prima chiamata?

La svolta c’è stata quindici anni, fa quando abbiamo cominciato le prime collaborazioni con brand molto importanti. Ricordo ancora la prima collaborazione con il marchio Pollini, che per noi sembrava inarrivabile. Li guardavamo dal basso verso l’alto, ed è grazie a loro che siamo riusciti a comprendere quali fossero gli aspetti sui quali dovevamo lavorare meglio. Si trattava di sfumature, come la promozione del marchio. Col tempo abbiamo trasferito da noi tutto il loro know-how circa qualità, produzione, fino ad arrivare alle diverse tecniche di lavorazione. Il loro è stato un trampolino di lancio davvero importante, determinate per le nuove collaborazioni sottoscritte successivamente.

Quali ad esempio?

Non dimenticherò mai quando un bel giorno Chiara Ferragni è venuta a trovarmi in azienda. Stiamo parlando di otto anni fa. Chiara era alle prime armi, ma aveva già le idee molto chiare. Era già molto conosciuta nel mondo delle teenager, io ne avevo sentito parlare, ma non ero a conoscenza così bene della sua grande risonanza. Da quell’incontro sono nate le sue ballerine. Quella con Chiara Ferragni è una collaborazione che tutt’oggi portiamo avanti. Siamo davvero orgogliosi di far parte di uno dei gruppi più importanti al mondo.

Ma le collaborazioni non finiscono qui.

Infatti. Negli anni abbiamo portato avanti tante altre bellissime collaborazioni. Tra queste c’è GCDS, tramite cui abbiamo avuto l’onore di far indossare le nostre scarpe a Kendall Jenner. Parliamo, quindi, di personaggi top a livello mondiale. Abbiamo cominciato a lavorare anche con Zanotti, uno dei top brand d’Italia. Siamo veramente orgogliosi di far parte di questo gruppo. Ci sta proiettando verso nuove vette. Il loro know-how, inoltre, ci sta consentendo di migliorare sempre più quello che è il nostro brand di proprietà, nostro core business per gli anni a venire.

Come andava a scuola Fabrizio Monterisi?

A scuola non sono mai stato un grande genio, ma ho sempre avuto l’idea di coltivare i miei sogni. Uno di essi era quello di proseguire l’attività di papà, apportando il mio contributo, sempre al passo con le nuove tendenze. Ho frequentato, infatti, un corso tecnico/stilistico per il settore calzaturiero e subito dopo, a 18 anni, sono entrato in azienda.

Cosa consiglia ai giovani?

Consiglio ai giovani di studiare e di coltivare i propri sogni. Di non abbattersi per il triste momenti che stiamo attraversando (la pandemia ndr), perché le opportunità ci sono e ci saranno. Bisogna crederci e andare avanti!

All’aneddoto ci ha pensato?

Sì (sorride ndr)! Vi racconto un evento che mi ha fortemente motivato e spinto a fare questo lavoro: era estate, avevo 16 anni i miei genitori dovevano andare in vacanza e lasciare l’azienda a qualcuno. Mio padre ebbe fegato e affidò a me l’azienda per una settimana. Quando tornò dalle vacanze cominciò a riempirmi di complimenti per il gran lavoro operato. È in quel momento che ho capito definitivamente che il mio futuro sarebbe stato lì, in azienda. Quel momento mi ha trasmesso quell’energia positiva che mi ha permesso di guardare all’azienda come il mio futuro. Era il 1992, eppure in quell’occasione ho viso il me di oggi. 

Quanto è stata importante la sua famiglia?

La famiglia è alla base di tutto. Se c’è la famiglia si può affrontare qualsiasi problema. Di questi tempi se non c’è la famiglia, la vedo dura.

Chi si sente di dover ringraziare?

Vorrei ringraziare mio padre, Lorenzo Monterisi, perché è stato un grande imprenditore e, allo stesso tempo, mi ha sempre lasciato fare, perseguendo la mia visione. Nella vita bisogna sbagliare, fare errori. Non è facile trovare un genitore che ti lascia sbagliare, per poi rimediare e imparare da quello sbaglio, sia al livello personale che aziendale.

Cosa le dicono quando entrano in questa azienda e quando vengono a conoscenza delle vostre belle produzioni?

Wow, bellissimo, non immaginavo che a Trani ci fosse una realtà del genere.

Passioni?

La mia passione è lo sport. Faccio tutto quello che il fisico mi consente di fare. Ho corso, ho giocato a calcio e a tennis. Attualmente, considerati alcuni acciacchi, sto praticando pilates. Una corsetta ogni tanto però me la concedo ancora.

Come state vivendo l’emergenza Covid?

Il momento è veramente complicato. La nostra, come dicevo prima, è una famiglia allargata ed io mi sento un buon padre di famiglia. Tutti i nostri collaboratori, tutti i nostri fornitori, tutti i nostri clienti avevano bisogno di qualcuno che li incoraggiasse. Quando ho sentito lamentele ovunque ho cominciato a pensare a qualcosa che potesse fare stare tutti più sereni. È dura!

Cosa vi siete inventati in questo periodo?

Abbiamo cercato piattaforme B2B che ci dessero la possibilità di dialogare e di chiudere contratti con l’estero. È veloce e semplicissimo. Inoltre abbiamo realizzato un importante investimento relativo all’apertura di uno show-room Lorenzo Mari a Milano. La nostra fortuna in Italia è questa: avere la capitale della moda, Milano, a pochi passi. È stata un’opportunità che abbiamo voluto cogliere. Lì abbiamo una persona di riferimento che si occupa dello show-room e di ricerca.

All’estero come siete messi?

Siamo presenti quasi in ogni angolo del mondo: Giappone, Kazakistan, Polinesia, Seychelles, Canada, America, Europa, Russia e…anche in Sud-Africa.

Nel corso di qualche viaggio le è mai successo di ritrovarsi all’estero in qualche negozio in cui erano esposte le sue scarpe?

Certo! Mi è capitato a Dubai. Qui mi sono ritrovato una vetrina con le mie scarpe. Naturalmente, entrato in negozio, mi sono presentato come il titolare dell’azienda. Mi hanno accolto a braccia aperte e con molto entusiasmo. È stato molto simpatico!

Domanda da un milione di dollari: cosa c’è OLTRE?

OLTRE c’è la sostenibilità. Il 57% della popolazione europea durante la pandemia ha cambiato stile di vita facendo molta attenzione ad essa. Il nostro obiettivo futuro è quello di creare calzature sostenibili. Già a partire da questa stagione abbiamo lanciato la prima linea “Animal Free”. Successivamente, presenteremo un’ulteriore nuova linea che andrà ad arricchire notevolmente la nostra collazione, 100% sostenibile.

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